Convento e chiesa dei santi Bartolomeo e Stefano
Per informazioni:
Presso la chiesa di S. Bartolomeo, risiede la comunità dei frati domenicani.
Essa si compone attualmente di dieci religiosi, dediti alla predicazione, allo
studio, alla preghiera liturgica, vissuti nell'ambito della vita comunitaria.
Il convento è anche sede del Prenoviziato della Provincia domenicana di S.
Domenico in Italia.
L'attuale convento, edificato nel 1970, è sede della comunità che, in
precedenza, abitava il convento secentesco di S. Bartolomeo, occupato e poi
distrutto dall'autorità statale.
Orari di apertura della chiesa:
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lunedì - venerdì dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.15
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sabato dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 20
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domenica dalle 7.30 alle 12.20 e dalle 15.30 alle 22
Orari delle Messe:
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feriali: 8.30, 10, 18.30
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prefestivi: 8.30, 10, 19
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festivi: 8.30, 10, 11.30, 19.30, 21
Orari delle confessioni:
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lunedì dalle 8.30 alle 11.30
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martedì - sabato dalle 8.30 alle 11.30 e dalle 15.30 alle 18.30
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domenica solo nell'intervallo fra una Messa e l'altra
Breve storia dei Domenicani a Bergamo
La presenza dei Frati Predicatori (Domenicani) a Bergamo risale al 1220 circa.
Probabilmente, il convento bergamasco è il secondo per antichità in Italia,
dopo Bologna. Il beato Guala da Bergamo, poi vescovo di Brescia, ebbe un ruolo
in questa fondazione. Già nel 1226 i Domenicani disponevano della chiesa di S.
Stefano in Città Alta, subito fuori la porta di S. Giacomo. Il convento
domenicano di S. Stefano ospitò per secoli religiosi di elevato valore umano e
cristiano. Fra i più importanti, Pinamonte da Brembate, che redasse gli statuti
del Consorzio della Misericordia, Venturino Ceresoli da Bergamo, maestro di
spiritualità, fra Damiano Zambelli, intarsiatore.
Il convento di S. Stefano, con la sua ricca biblioteca, ebbe vita fino al 11
novembre 1561. Il governo della Repubblica di Venezia decise l'abbattimento
della chiesa e del convento per costruire le nuove mura e lasciare uno spazio
di sicurezza intorno ad esse.
L'8 febbraio 1571 il papa S. Pio V, domenicano, con la bolla
«Quoniam
per extinctionem ordinis fratrum Humiliatorum»
concedeva come sede ai frati domenicani il vecchio monastero di S. Bartolomeo
nel prato di S. Alessandro, già appartenuto all'Ordine degli Umiliati. I
domenicani, nuovi ospiti del convento, pensarono subito alla loro nuova chiesa
e l'11 giugno 1613 l'arcivescovo di Milano posò la prima pietra della nuova
chiesa che sorse su disegno di Anton Maria Caneva.
La chiesa è di struttura semplice, ma allo stesso tempo elegante e grandiosa,
misura 60 metri di lunghezza e 14 di larghezza, escluse le cappelle. Fu per la
prima volta officiata il 6 maggio 1623, ma non fu compiuta che nel 1642 e
consacrata dal vescovo di Bergamo mons. Giovanni Paolo Dolfin il 19 gennaio
1782.
Approfondimenti artistici:

«Madonna col Bambino in trono e santi» - Lorenzo Lotto
Lorenzo Lotto
Bergamo ospita numerose opere del pittore veneziano Lorenzo Lotto (Venezia,
1480 ca. - Loreto, 1556), uno dei più grandi artisti del '500. Nella chiesa di
san Bartolomeo, dietro l'altare maggiore, è visibile uno dei suoi capolavori:
la pala intitolata «Madonna col Bambino in trono e santi», realizzata nel 1516
(olio su tavola, 5.2m x 2.5m), in origine posta nell'antica chiesa di S.
Stefano.
Nell'opera, che raffigura vari personaggi importanti sia per l'Ordine che per
la città di Bergamo, sono disposti da sinistra verso destra, attorno a Maria
con Gesù fra le braccia, i santi
Alessandro, protettore della città,
Barbara,
Giacomo,
Domenico, fondatore dell'Ordine dei
Predicatori,
Marco, patrono della Serenissima,
Caterina d'Alessandria,
Stefano,
Ambrogio,
Giovanni Battista
e
Sebastiano.
Il coro
Le tarsie presenti nell'attuale coro sono quelle che fra Damiano Zambelli o.p.
(1480 - 1549) eseguì per decorare il coro della chiesa domenicana di S. Stefano
in Bergamo. Fra Damiano era un "esecutore", nel senso che traduceva con legni
intarsiati i cartoni o i disegni tracciati da pittori o architetti. È
verosimile che nella esecuzione dell'opera fra Damiano abbia trovato un valido
aiuto nei suoi due discepoli Giovanni Maria de Marendis e Giovanni Francesco
Capoferri, almeno negli anni 1520 - 21. Verso il 1526 si trasferì a Bologna per
le opere da farsi nel convento e nella chiesa di S. Domenico. Dalla distruzione
di S. Stefano, effettuata con forsennata celerità, i frati poterono salvare ben
poco per mancanza di tempo. Dopo 85 anni di traversie, di tutte le tarsie ne
rimasero 31, le quali migrarono da S. Stefano al convento domenicano di S.
Maria della Basella presso Urgnano (1561 - 1565); da qui a S. Bernardino in
Bergamo (1565 - 1571) ed infine a San Bartolomeo. Nel 1647 le tarsie trovarono
definitiva collocazione nel nuovo coro barocco. Nella sua vita fra Damiano
realizzò, oltre alle tarsie di Bergamo, anche il magnifico coro della chiesa S.
Domenico a Bologna e, come opera giovanile, il coro della chiesa domenicana di
S. Giacomo a Soncino.
Gli affreschi della volta
La pregiata decorazione della volta della chiesa venne affidata a Mattia
Bortoloni. Cominciati i lavori nel 1749 ed eseguite le volte del coro e del
presbiterio con i due affreschi illustranti «il Sacrificio di Isacco» e «la
Gloria del SS. Sacramento», essi vennero interrotti per la morte del Bortoloni.
La volta della navata fu dipinta dal bellunese Gaspare Diziani nel 1751. Essa
rappresenta il «Cielo Domenicano». Opera grandiosa, essa contiene la
rappresentazione simbolica dei quattro continenti raggiunti dalla predicazione
dei domenicani. Più su, santi, beati e pontefici domenicani, fra i quali S.
Domenico. Più in alto ancora, Maria Vergine e, al culmine, la SS. Trinità.
La sacrestia
Su tutto il perimetro della sacrestia è realizzata un'armadiatura in noce ('600
- '700) per la custodia degli arredi.
Opere pittoriche
In S. Bartolomeo sono inoltre visibili:
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Mauro Picenardi, sec. XVIII: «Lo sposalizio della Vergine» (olio su tela, 3.3m
x 2m)
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Giuseppe Brena, sec. XVIII: «Gesù Bambino» (olio su tela, 3.3m x 2m)
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Enea Talpino detto il Salmeggia, 1556 - 1626: «La Beata Vergine del Rosario»
(olio su tela, 2.5m x 1.8m)
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Francesco Coppella, 1714 - 1784: «Il martirio di S. Stefano» (olio su tela,
2.85m x 1.75m)
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Pietro Ricchi, detto il Lucchese, 1641: «S. Raimondo di Penyafort» (olio su
tela, 3.3 x 2m)
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Giuseppe Orelli, sec. XVIII: «S. Caterina da Siena» (olio su tela, 3.3m x 2m)
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Carlo Salis, veronese, 1748: «Un miracolo di S. Vincenzo Ferreri» (olio su
tela, 3.3m x 2m)
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Giambattista Discepoli, detto lo Zoppo, di Lugano, 1643: «S. Bartolomeo» (olio
su tela, 3.3 x 2m)
-
Giuseppe Orelli: «I 15 Misteri del S. Rosario» (olio su tela ovali, 1m x 0.5m)
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Agostino Facheris detto il Caversegno, sec. XVI: «Madonna e Santi» (olio su
tela, 3.5m x 2.1m)
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Pietro Damiani da Castelfranco, 1592 - 1651: «Madonna e Santi» (olio su tela,
3.5m x 2.1m)
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Giorgio Anselmi, veronese, 1723 - 1797: «L'adorazione dei pastori»,
«L'adorazione dei Magi» (due dipinti olio su tela, 1.02m x 0.76m) e «Angioletti
cantori e musicanti» (4 dipinti olio su tela, 0.73m x 0.76m)
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Anonimo: «S. Cuore di Gesù» (olio su tela centinata, 1.35m x 0.9m)